domenica 5 novembre 2017

EX-VOTO

Santuario del Tindari. presso Patti, (ME), Sicilia


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EX-VOTO

Chiesa parrocchiale S.S. Crocifisso, Grosseto

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sabato 4 novembre 2017

LOTTA CONTRO LO SCONTENTO
di Davide Rondoni



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Sii disposto a coltivare cose d'aria

di lacrime


cose come i baci non dati e avrai per arma

tanta gioia
quanto dolore


i colori impossibili

la tenerezza inaffidabile

la rosa che da sempre

si incendia e si nasconde nella rosa

giovedì 2 novembre 2017

IL GIORNO DEI MORTI
di Tindara Rasi
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Il giorno dei morti è una riccorrenza prettamente cristiana. Durante questo giorno particolare si prega in suffragio per le anime dei defunti e ci si reca in visita ai cimiteri per accendere i lumini alle tombe dei propri defunti o semplicemente per portare i fiori ad essi. 
Ma in Sicilia è anche una festa dei ragazzi molto sentita per l'aspetto simpatico che essa assume. Tra il primo e il 2 novembre è infatti consuetudine regalare ai bambini dolciumi specifici, i cui nomi e le forme ricordano sembianze umane o frutta. Il fervore religioso dei bambini che pregano per i loro parenti defunti nei giorni precedenti, "merita" infatti una ricompensa che incentivi questa loro pratica pia, ma la particolarità di questa ricompensa è che essa proviene direttamente dall'Aldilà. Sono perlopiù i nonni defunti, il cui affetto e ricordo è vivo nei piccoli nipoti, a recare in dono in quella notte regali, giochi, ma soprattutto l'ambìto e atteso vassoio di dolci di pasta secca. I bambini ne sono consapevoli, e attendono con trepidazione questa ricorrenza festaiola. 
Nata probabilmente dalla necessità di spronare ad offrire preghiere in suffragio per i propri morti fin dalla più tenera età, l'usanza è largamente diffusa in tutta l'isola. Nel vassoio di dolci secchi, variopinto e caratteristico, la stesa di frutta martorana ha la parte predominante. L'impasto di farina, zucchero e mandorle, permette la realizzazione dolciaria di un composto semimorbido, di lunga durata, detto "pasta reale". Esso è talmente dolce da dover essere mangiato a piccoli pezzi per volta. Manipolandolo ad arte, gli esperti pasticcieri siciliani creano composizioni di frutta che sono dei veri e propri capolavori artistici, quasi delle sculture. Le forme di mele, arance, fichi d'india, mandarini, ciliegie, appaiono molto somiglianti alla frutta originale. La pasta martorana può essere lasciata in bianco, nel suo colore naturale, oppure rivestita con coloranti naturali, il cui effetto risulta di alto impatto visivo, molto brillante.
La tradizione narra che la pasta reale sia nata nel convento delle monache situato presso la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio, a Palermo. Questo edificio religioso fu costruito nel Medioevo da Giorgio D'Antiochia, un ammiraglio di fede ortodossa al servizio presso il re normanno Ruggero II, e oggi fa parte dell'Eparchìa di Piana degli Albanesi (chiesa italo-albanese, di rito bizantino). Eretto vicino ad un monastero benedettino fondato da una nobildonna, Eloisa Martorana, per estensione è oggi conosciuto più come la chiesa delle monache della Martorana, che non come Santa Maria dell'Ammiraglio. Nel convento annesso nacque la pasta, oggi riconosciuta dal Mipaaf (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) come prodotto agroalimentare tradizionale (P.A.T.), denominata "pasta martorana" o "pasta reale".
Anche il nome "reale" ha a che fare con un'altra storia della tradizione palermitana. Si narra, infatti, che in occasione della visita del re Carlo V, nel 1537, le monache vollero far apparire il loro giardino ricco di frutti e ben curato agli occhi del regnante. Ma a giugno gli alberi non avevano più molti frutti. E dunque le monache realizzarono delle accurate riproduzioni di frutta con la pasta martorana, appendendole ai rami degli alberi del giardino, che improvvisamente si riempirono di frutti tipici della zona come arance, ciliege, tamarindi in abbondanza, vistosamente maturi, da raccogliere. Il re ne fu molto colpito e da allora la pasta martorana fu detta anche "pasta reale", in omaggio alla sorpresa che ne ebbe il re.
Nell'elegante vassoio dei morti, di grande effetto, il pasticciere adagia anche i "morticini", meglio conosciuti come "scardellini" o "ossa dei morti". Si tratta di biscotti di pasta secca, realizzati con uova, farina, zucchero e aromatizzanti. Più si lasciano nel vassoio e più induriscono, mantenendosi a lungo, ma diventando man mano difficili da spezzare con i denti. Questa particolarità lì rende ancora più simili ad ossa vere. L'impasto, quando cotto, assume due colorazioni diverse: una parte resta bianca, ed è durissima, vuota all'interno come fosse un piccolo rotolo di cartone candido o un vero osso senza cartilagine interna; da essa, fuoriesce infatti un'altra parte, marrocina, più morbida e dalla forma tondeggiante, a somiglianza di un pezzettino di carne rimasto attaccato all'osso.  I bambini non ne sono affatto impauriti, ma sdrammatizzano la morte con questo momento di festa e di golosità, imparando anche a ricordare con gioia chi non c'è più, perchè se i nonni, i parenti, inviano da lì un vassoio di dolci o dei giocattoli, è segno che ancora li pensano, si prendono cura di loro e li ringraziano per l'offerta di preghiere che i bambini gli hanno tributato la sera prima o addirittura per tutto l'anno.
La festa del giorno dei morti ha origini molto antiche, con una valenza spirituale molto alta, e oggi è sempre più conosciuta in tutta Italia per il valore nazionale che ha, essendo una festa di origine siciliana, prettamente italiana.

Copyright © - opera non riproducibile senza autorizzazione dell'autrice in oggetto Tindara Rasi




 Vi racconto cosa è accaduto quest'anno. Io ho tre figli. All'inizio di questo mese il loro nonno paterno è morto. Quest'anno, per la festa dei defunti, il loro nonno defunto ha fatto avere loro due vassoi di dolci ciascuno, uno con gli scardellini (ossa dei morti) e uno di frutta martorana. Due piccoli vassoietti per ognuno di loro, sei guantiere in totale, essendo loro tre nipoti. I miei figli sanno che il loro nonno da lassù rimane in comunione, come loro rimangono in comunione con lui attraverso le preghiere... Lui c'è, non è morto ma è in cielo, li pensa, gli vuole bene, li ringrazia per i loro suffragi e le loro preghiere, e ha ricambiato il loro affetto con questi piccoli pensierini...

Il regalo del nonno defunto: 
vassoio di pasta reale (frutta di pasta martorana) 
e di "scardellini" (ossa dei morti)


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A FESTA DI' MORTI
Quann’eru picciriddu, sta festa era magia:
nta l’occhi a meravigghia, nto cori l’armunia,
jo mi sbigghiavu prestu, assem 'e fraticeddi
nte mani i me "riali" e tanti biscutteddi.
I scoli eranu chiusi e tuttu si firmava,
di cu' lassò stu munnu, u munnu si ricurdava.
Ora, pà picciridda, rinnovu sta magia,
picchì cu tò rigaleddu idda poi ripensa a ttia,
“ U purtò u nonnu .........me patri, gioia mia,
ca du celu ti proteggi commu n’ancilu ‘i Maria.”
E così mentri me figghia, ca non ti canuscìu,
si lega a du nonnuzzu di cui ci parru ìu,
iò da to presenza mi sentu menu schittu
e abbrazzannu a figghia ti tegnu strittu strittu.

martedì 12 settembre 2017

 

  CRYSTAL / CRISTALL  

- parole di uso scolastico -


di Tindara Rasi

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Ricomincia la scuola d'infanzia e ritorna l'eterno dilemma: a fine anno sarà meglio raccogliere i prodotti elaborati in raccoglitori ad anelli con "CRYSTAL" / "CRISTALL", oppure lasciare fogli in libertà da inserire in scatole decorate, bustoni, borsine, ecc.?
Ma soprattutto: si chiamano "crystal" / "cristall"  o no, i "proteggi documenti in buste pre-forate"?

Io voto per la sintesi: crystal cristall.

Perchè sinceramente, dire "buste di plastica preforate" mi ricorda solo le borse per la spesa e spesso, soprattutto con i genitori dei bambini stranieri, mi sono poi dovuta cimentare in una lunga spiegazione accurata, tentando loro di far capire di cosa si tratta... no, non sono le borse per la spesa che si sono rotte e hanno un buco, o alle quali dovete prima fare appositi  buchi voi, e poi portarle a scuola...
Se devo effettuare un ordine del materiale scolastico, allora nell'elenco scrivo il più corretto termine "portalistini trasparenti per documenti, con buchi", oppure "buste a foratura universale" o "buste con fori". Ma che lungaggine...

Anni fa un tecnico mi spiegò che quelle buste in gergo si chiamano "crystal", o "cristall", perchè sono di colore trasparente, cristalline. E in effetti, nei siti di vendita, spesso vengono catalogati così, senza altre diciture.

Crystal. O cristall.

Chiarezza massima in un unico termine.
Io, che sono per la pratica e per la contrazione linguistica dove appare superfluo aggiungere brodaglie terminicistiche specifiche dei soli addetti ai lavori o di chi compila un ordine di merci, ascoltandolo, ho registrato il vocabolo e l'ho subito usato. Pensavo di essere originale, unica in ciò. Ma ho scoperto nel tempo, che miliardi di insegnanti usano lo stesso termine: corto, breve, essenziale, e soprattutto non equivocabile. I crystal o cristall per le insegnanti, sono solo ed unicamente quegli oggetti lì, non confondibili con nessun'altro materiale scolastico.  Dappertutto, in tutta Italia: crystal cristall.

Ci ho provato ad essere originale...

Ma mi sa che per esserlo, dovrò fare come altre colleghe che invece della contrazione, usano l'estensione e si cimentano in improponibili "buste di plastica portadocumenti, con forature rinforzate, non opacizzati, ma lucidi"... Almeno, nella lunga e contorta definizione di un oggetto di uso comune nella scuola d'infanzia, risulterò innovativa, e non schierata con secchi, abusati crystal cristall.

domenica 10 settembre 2017


F O L I A G E
 di Tindara Rasi



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FALL FOLIAGE significa "foglie che cadono", in inglese.

LEAF PEEPING significa "sbirciare, guardare le foglie", sempre in inglese.

In giapponese si usa dire MOMIJIGARI, che significa "caccia alle foglie rosse", oppure KŌYŌ, che significa "colori di caduta", o "lascia che i colori cambino", o ancora KANPŪKAI, che significa "riunire, riunirsi, per vedere le foglie".

In tutti i casi, in qualunque modo lo si definisca, è l'atto, poetico e suggestivo, di mettersi ad osservare la natura che cambia in autunno: gli alberi, lo sfogliare lento ed inesorabile dei loro rami, l'evoluzione cromata dei prati che modificano implacabilmente il loro verde, aiutati dall'ammanto del fogliame. 
La suggestione del momento, racchiusa in uno sguardo attento, prolungato e direzionato. 
Ci si può porre in ascolto del croscio lievissimo di una foglia che si stacca e cade, poggiati vicino ad un albero per ore, contemplando i rami, aspettando.
Si può vivere l'attesa con la schiena accoppiata alla corteccia di un tronco o stesa sul pavimento terroso di un pianoro, sperando in epifaniche emotion recollected in tranquillity, alla Marcel Proust, alla William Wordsworth.
Ci si può armare di macchine fotografiche, di cavalletti e teli da pittore, di borse per raccogliere i residui di quel mistico sfogliare e farne composizioni di natura morta tridimensionali.
Si può osare un percorso sensoriale a piedi scalzi, come a Ischiez Val di Fassa, sgranando passionarie note musicali nel cammino.

FOLIAGE

Esperienza di una foglia che saluta il mondo aereo, per salpare a quello terreno e divenire mutamento, concime, nutrimento.
Regalo visivo di suggestione immensa, che in cambio chiede solo di essere grati al suo atto unico spettacolare.



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Ognuno dovrebbe trovare il tempo per sedersi
e guardare la caduta delle foglie.
Elizabeth Lawrence

sabato 9 settembre 2017

  CRYSTAL / CRISTALL  

- parole di uso scolastico -


di Tindara Rasi

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Ricomincia la scuola d'infanzia e ritorna l'eterno dilemma: a fine anno sarà meglio raccogliere i prodotti elaborati in raccoglitori ad anelli con "CRYSTAL" / "CRISTALL", oppure lasciare fogli in libertà da inserire in scatole decorate, bustoni, borsine, ecc.?
Ma soprattutto: si chiamano "crystal" / "cristall"  o no, i "proteggi documenti in buste pre-forate"?

Io voto per la sintesi: crystal cristall.

Perchè sinceramente, dire "buste di plastica preforate" mi ricorda solo le borse per la spesa e spesso, soprattutto con i genitori dei bambini stranieri, mi sono poi dovuta cimentare in una lunga spiegazione accurata, tentando loro di far capire di cosa si tratta... no, non sono le borse per la spesa che si sono rotte e hanno un buco, o alle quali dovete prima fare appositi  buchi voi, e poi portarle a scuola...
Se devo effettuare un ordine del materiale scolastico, allora nell'elenco scrivo il più corretto termine "portalistini trasparenti per documenti, con buchi", oppure "buste a foratura universale" o "buste con fori". Ma che lungaggine...

Anni fa un tecnico mi spiegò che quelle buste in gergo si chiamano "crystal", o "cristall", perchè sono di colore trasparente, cristalline. E in effetti, nei siti di vendita, spesso vengono catalogati così, senza altre diciture.
Crystal. O cristall.
Chiarezza massima in un unico termine.
Io, che sono per la pratica e per la contrazione linguistica dove appare superfluo aggiungere brodaglie terminicistiche specifiche dei soli addetti ai lavori o di chi compila un ordine di merci, ascoltandolo, ho registrato il vocabolo e l'ho subito usato. Pensavo di essere originale, unica in ciò. Ma ho scoperto nel tempo, che miliardi di insegnanti usano lo stesso termine: corto, breve, essenziale, e soprattutto non equivocabile. I crystal o cristall per le insegnanti, sono solo ed unicamente quegli oggetti lì, non confondibili con nessun'altro materiale scolastico.  Dappertutto, in tutta Italia: crystal o cristall.

Ci ho provato ad essere originale...

Ma mi sa che per esserlo, dovrò fare come altre colleghe che invece della contrazione, usano l'estensione e si cimentano in improponibili "buste di plastica portadocumenti, con forature rinforzate, non opacizzati, ma lucidi"... Almeno, nella lunga e contorta definizione di un oggetto di uso comune nella scuola d'infanzia, risulterò innovativa, e non schierata con secchi, abusati crystal cristall.