15 SETTEMBRE - 2 OTTOBRE
LE REGOLE INFRANTE DI SILVA GENTILINIdi Tìndara Rasi
«Lei è sempre stata quella perfetta, corretta. Ha subìto senza protestare, accondiscendente come un cane, assertiva come una bimba spaventata. Doveva arrivare a cinquant’anni per capire la bellezza delle regole infrante, delle regole sfasciate, frantumate e spezzate» (pg. 180).
È Bianca Aldobrandeschi a parlare, una delle tante ricoverate presso “Villa delle Rose” (con la R maiuscola spiega il Guardiano a pg. 9). Una che non si è fatta schiacciare anche se si considerava una calzina spaiata o un anello mancante. Una che si sta riprendendo la vita “un giorno alla volta”, come dicono nella clinica. A Bibi «Villa delle Rose non dispiace» (pg. 17). Lei è la Contessa, è Bianca, è Bibi, è quello che è. «Una strega. Anoressica fradicia, con i capelli rossi sempre stretti in una coda o in una crocchia, è magra come un profugo che non tocca cibo da giorni» (pg. 30) la lapida il Guardiano.
Assieme a lei in quella villa «immersa in un prato con una bordura di rose, rassicurante» (pg. 23), anche Toni Rossetti, anche Vinni. Che non sono nomi. Sono processi di ingessature e fragilità interiori che non sono tracciabili nelle diagnostiche. I sintomi patognomici sono individuali ma complessi. «Fuori da quelle mura nessuno si scambia le ferite» (pg. 198), ma lì sì.
«Toni è particolare, una vecchia conoscenza della Villa. È passato dall’eroina alla metanfetamina, dagli oppiacei all’alcool facendo un giro completo» (pg. 29) dice il Guardiano. E lui stesso alla seduta della terapia di gruppo di martedì 16 settembre ammette: «Sono Toni, ho ventinove anni… Soffro di depressione e di attacchi di panico; sono qui da otto giorni, ma è la sesta volta che vengo. Si sta bene qui» (pg. 42).
Dietro queste diagnosi e cartelle cliniche, l’umanità.
«È evidente che Toni abbia legato con la strega. Si sono chiusi un paio di volte in camera con Bianca, e lui l’ha fatta ridere con i suoi racconti da deficiente» (pg. 48). Il Guardiano sa anche questo. Ma Toni potrebbe avere l’età di suo figlio e anche se la fa ridere, se la prende tra le braccia e l’annusa, non va bene per lei. E Toni ama le moto.
Venezia Bellini, detta Vinni, arriva lì il 15 settembre perché ha bisogno di uscire dal suo personale incubo di dolore ma anche dall’abuso di farmaci che non leniscono nulla. Rivive ogni istante l’incubo di sua madre finita senza testa sull’asfalto dopo che un motociclista le ha tagliato la strada ed è scappato senza chiamare i soccorsi. È lì però perché «non vuole essere una sopravvissuta. Vuole sentirsi viva per davvero» (pg. 38), vuole riprendersi la vita in mano. Magari con Elia che le manda messaggi su messaggi per tutti i 17 giorni in cui rimane chiusa lì alla Villa dal 15 settembre al 2 ottobre. Anche il dottor Petrucchi le conferma «che sarà difficile, ma anche che ce la farà» (pg. 206). «E stavolta lei non scappa» (pg. 205).
Toni ama le moto. Toni scrive lettere a Bianca. Toni si sente colpevole. Toni viene trovato suicida con un cappio al collo.
Chi è stato?
Chiara Morosini la commissaria arriva assieme all’ispettore Luciani.
Carlo Maria Brembani, il Guardiano, non è contento di questa intromissione nella sua Casa dei matti, non è collaborativo. «È arrivata la Signora in giallo» (pg. 109) recalcitra. Ma la commissaria non desiste. Interroga tutti quelli che può, e sono tanti lì alla Villa. Gabriella, l’infermiera amante del Guardiano. Marina, l’altra infermiera «sempre così leggera e allegra» (pg. 190). E ci sono anche Aurelia Marconi la psicologa, il dottor Ugolini, Marzia, il dottor Petrucchi.
C’è anche Livia «tossicodipendente e autolesionista» (pg. 28).
E Virginia la cocainomane che ha una tresca con l’unico infermiere uomo (pg. 28) e ama dispensare preghiere di serenità.
E Silvia che si trincera dietro la tricotillomania per dimenticare lo stupro subito.
E Leo Solaris, «un uomo piacevole all’apparenza, ma assolutamente borderline e imprevedibile» (pg. 72), «il classico molestatore incasinato» (pg. 83).
«E poi c’è Glauco, l’ultimo arrivato, se ne sta seduto sulla poltrona vicino al letto con lo sguardo assorto. Torna (lì) una volta all’anno a ‘fare il tagliando’ come dice lui» (pg. 195). Glauco ha una carta d’identità diversa da quello del Guardiano, per questo «non ha più paura. È il momento di recidere l’ultimo filo. Di tagliare via il sangue malato» (pg. 202) e lui non si tira indietro.
Anche lui offre alla commissaria la propria versione dei fatti. Ce ne sono altre di versioni convincenti come la sua.
Ma qualcosa continua a «risuonarle in testa» (pg. 147), a non convincere del tutto la commissaria.
Lo sa che il tetto dell’omertà e dell’acquiescenza se qualcuno volesse potrebbe sfondarlo senza danni, ma lo faranno? E che cosa accadrà a chi supera quel confine?
Da quel luogo inquietante in cui «ogni cosa, ogni piccolo movimento sembra far parte di una scena già vista» (pg. 204) Vinni il 2 ottobre riuscirà ad andare via? Bianca, Livia, Virginia, Silvia, Leo? I muri di vetro rischiano di frantumarsi come il parabrezza di sua madre e Vinni si potrebbe ritrovare invischiata involontariamente in un ennesimo “incidente”. Deve decidere.
«Non si può cancellare quel che è accaduto, ma ripulire il resto dei ricorsi sì» (pg. 188), dice Bianca al posto suo. Forse questo è il messaggio giusto da trattenere.
Le regole infrante è un bel libro, un thriller e un’inchiesta mesciati per bene. Non ruota intorno “a un fatto”, ma intorno alla “fragilità umana”. È quella la prova regina, la testimone, la “minuzia” da repertare nell’indagine che Silva Gentilini ha consegnato ai lettori.
AUTRICE DEL ROMANZO "LE REGOLE INFRANTE"
Silva Gentilini, editor di professione e ghosthwriter, ha lavorato come consulente story editor per Mediaset ed Endemol, occupandosi di fiction TV e come giornalista freelance per le riviste Cosmopolitan e Moda. Il suo precedente romanzo Le formiche non hanno ali (Mondadori, 2017), ha vinto il Premio nazionale Argentario, il Premio Città di Cattolica, il Premio internazionale di Capalbio e il Premio Spoleto Art Festival. Ha pubblicato poesie e racconti su La Tartana degli influssi. È stata anche inserita nella Lista d’onore al premio dell’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano.



