sabato 7 aprile 2018

Copyright © Tindara Rasi


"Quando a noi capita di soffrire abbiamo una gran fretta di trovare conforto: tutto finirà. Certo ci meravigliamo ancora di più se in noi la sofferenza dura più dell'amore. Però facciamo dei confronti: cronometriamo il tempo dell'uno e dell'altro e la forza degli avvenimenti: sofferenza o amore.
Ma quando Dio viene nel mondo per soffrire per noi, porta con sè la misura dell'eternità: si pone a disposizione della croce con la forza della carità eterna e sperimenta come uomo una sofferenza illimitata che corrisponde alla sua divinità e alla sua carità divina.
La misura della sofferenza non è determinata solo dal motivo della croce, il peccato, ma anche dalla volontà di Dio di realizzare in noi la sua infinita carità."

don MAURILIO CARRUCOLA
(08 aprile 1959, Sorano, Grosseto --- 3 febbraio 2010, Castel del Piano, Grosseto)


David Garrett - Viva La Vida


RINGRAZIO IL RAMO SUL QUALE HO POTUTO SBOCCIARE
IN QUESTA RISORTA PRIMAVERA
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τὰ ἀδύνατα παρʼ ἀνθρώποις, δυνατὰ παρὰ τῷ Θεῷ 
(le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio)
Lc 18,27





τὸ Φῶς τῆς Ἀναστάσεως
Luce della Risurrezione

Ἐν εἰρήνῃ προέλθωμεν
(Ora andiamo – procediamo – in pace)
San Giovanni Crisostomo
 CHIESA ORTODOSSA UCRAINA

In attesa della Santa e Grande Domenica di Pasqua  
(il Vespro dell'Amore e la vivificante Risurrezione del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo)
- Liturgia del Grande Sabato Santo (la discesa all'Ade) -

[traduzione e traslitterazione in italiano dalla documentazione ufficiale concessa dallo starosta di proprio riferimento]

a cura di Tìndara Rasi Copyright ©


L'immagine può contenere: notte e spazio al chiuso
foto Vassa Larin Copyright ©

"Il servizio e l'aiuto al fratello sono conseguenza dell'ethos eucaristico" (per il fedele ortodosso).
- Messaggio per la Pasqua ortodossa del Patriarca ecumenico Bartolomeo, 8 aprile 2018 -


Contempliamo steso giù chi tutto ha sospeso in alto. Per un po’ è senza respiro la Vita e il respiro di tutti. Ha gli occhi chiusi colui che ha creato i Cherubini dai molti occhi. E’ steso dormiente colui che è la risurrezione di tutti. Nella carne è morto Dio, che fa risuscitare i morti. Nella carne per un po’ tace il tuono della Parola di Dio.
E' sollevato a braccia chi tiene in pugno la terra. Ma tu Giuseppe, che hai chiesto e ottenuto, ma tu lo sai chi hai preso? Quando sei andato presso la croce e hai deposto gesù, hai capito chi ti caricavi? Se hai capito chi tenevi, allora sei diventato ricco. E come dunque fai queste tremende esequie del divino corpo di Gesù? Più che lodevole il tuo desiderio, ma ancor di più da lodare è la disposizione della tua anima. Non tremi atteriito a prendere in braccio colui di cui i Cherubini hanno timore? Con che timore copri con un lenzuolo quel divino corpo? Non abbassi gli occhi con devozione, tremando al vedere il fisico, umano, del Dio che è oltre la fisica?
Dimmi dunque, Giuseppe, prima del sorgere del sole vai forse a seppellire morto l’Oriente d’ogni sole che sorge? Come si fa coi morti, con le tue dita chiudi gli occhi di Gesù che col suo immacolato dito aprì gli occhi al cieco? Tappi la bocca a colui che ha aperto la bocca del muto? Componi le mani a chi ha sciolto la mano del paralitico? Come si fa ai morti, fasci i piedi di chi ha fatto camminare gli storpi? Chi ha ordinato al paralitico: “Prendi su il tuo lettuccio e cammina”, lo metti dunque sopra una barella? Riempi d’unguento l’Unto celeste che ha svuotato se stesso per riempire di sé il mondo? Osi asciugare il divino corpo - da cui scorre sangue - di Gesù che guarì la donna affetta da flusso di sangue? Con acqua lavi il corpo di Dio, che tutti lava e purifica? E quali lumi accendi alla Luce vera che illumina ogni uomo? Quali inni funebri canti a colui che con indicibili inni è cantato dalle schiere celesti? Piangi come morto chi pianse il morto Lazzaro e lo risuscitò al quarto giorno? Fai lutto per chi a tutti ha dato la gioia e ha sciolto le doglie di Eva?
Beate le tue mani, Giuseppe, che hanno servito e toccato, come un tempo l’emoroissa, mani e piedi del divino corpo di Gesù! Beate le tue mani, che si sono accostate al costato sanguinante di Dio, prima ancora di Tommaso, l’incredulo credente e apprezzabile indiscreto! Beate le tue labbra, sazie dell’insaziabile, che unendosi in un bacio alle labbra di Gesù sono state saziate dallo Spirito Santo! Beati i tuoi occhi, che hanno fissato gli occhi di Gesù, ricevendone la vera luce! Beato il tuo volto, che ha sfiorato il volto di Dio; beate le tue spalle, che hanno sostenuto chi tutto regge! Beato il tuo capo, che ha toccato il Capo di tutti!

[...]
Al sesto giorno ci fu un tempo il decreto di condanna: al sesto giorno ti creo di nuovo e ti apro il Paradiso.
Per te ho gustato il fiele: per guarirti dal cibo di quell’infelice dolce godimento.
Ho gustato l’aceto: per allontanare da te l’amaro e innaturale calice della morte.
Ho preso la spugna: per cancellare l’elenco dei tuoi peccati.
Ho preso la canna: per sottoscrivere la liberazione del genere umano.
Mi sono assopito in croce e una lancia mi ha trafitto il costato: per te che, addormentato nel paradiso, dal tuo costato avevo tratto Eva. Il mio costato guarisce la ferita del tuo costato; il mio assopimento ti trae fuori dal sonno dell’ade; la spada tesa contro di me fa abbassare quella stesa contro di te.
Alzati, dunque: andiamo via da qua.
Un tempo ti ho cacciato dal paradiso terrestre: ora non ti porto a quel paradiso, ma sul trono celeste.
Ti ho vietato l’albero della vita, ed ecco che io ti unisco a me, la Vita.
Ho posto i Cherubini a sorvegliarti come uno schiavo: ora faccio sì che i Cherubini ti adorino come un dio.

Sant'Epifanio di Cipro
Discorso per il seppellimento del Divino Corpo del Signore e nostro Salvatore Gesù Cristo.
LITURGIA ORTODOSSA

mercoledì 4 aprile 2018



                          

La cosa più importante è che io posso fare a meno di loro, 
come loro hanno voluto fare a meno di me.

Ed è questa la mia vittoria;
ma è questa la loro sconfitta.


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L'UFFICIO DELLO SPOSO - Il VOLTO DEL NYMPHIOS
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Nell'Exapostilarion è detto chiaramente: non si entra nella camera sponsale senza l'abito giusto. Non si entra senza purezza, bontà, purificazione, incorruttibilità. "Il tuo talamo adorno vedo, mio Salvatore, e non ho veste per entrarvi: rischiara l’abito dell’anima mia, datore di luce e salvami", si inneggia nel Mattutino del Santo e Grande Mercoledì Santo.
Ecco perchè le akoluthie dei sette giorni pasquali si fanno più alte e ricche. In attesa di giorno 8 aprile, quando la chiesa greco-ortodossa festeggerà la Pasqua (a Grosseto ciò avverrà presso la parrocchia San Giuseppe di via Sauro), la liturgia preparatoria dei primi tre giorni di questa festa si concentra tutta sullo Sposo, poi sugli Apostoli attorno a lui, infine su Gesù morto e risorto. Lunedì Santo è stato il patriarca San Giuseppe a rivelarsi degno di entrare nelle stanze nuziali, perchè incorruttibile e perchè, soprattutto, capace di perdono. Martedì vi erano a vegliare le vergini sagge e sono state loro ad accedervi. Mercoledì Santo ortodosso, è la peccatrice redenta ad avere la possibilità, a differenza degli altri discepoli senza penitenza, di purificare con myron santo e di essere purificata lei stessa col gesto del pentirsi e servire: Gesù diventa il suo sposo, lei la sposa legittimata contro ogni logica umana, contro ogni aspettativa da puritani. La preghiera dell'olio è la parte più importante. Il kathisma recita: "Medico e sostegno di chi è nel dolore, liberazione e salvatore di chi è malato, di tutto Sovrano e Signore, concedi la guarigione.... abbi pietà e misericordia di chi ha molto peccato e liberalo dalle colpe...."
Finiti i primi tre giorni preparatori, si entra nel cuore liturgico del rito ortodosso pasquale. Giovedì  sono lavati, e dunque purificati, rivestiti di dignità, gli apostoli della lavanda dei piedi, e sono loro a poter cenare insieme allo Sposo, sono loro ad essere vicini nel momento della Sua preghiera e del Suo tradimento, cioè delle Sue ultime vicende terrene. L'inno cherubico recita: "Nessuno, o fedeli, non iniziato alla Cena del Signore, nessuno assolutamente si accosti come Giuda alla Mensa con cuore falso. Egli, ricevuto il boccone, insorse contro il Pane e, pur apparendo discepolo, in realtà era omicida, rallegrandosi con giudei e vivendo con gli Apostoli. Odiando baciava, baciando vendeva Dio e Salvatore delle anime nostre, che ci ha riscattati dalla maledizione" (III Stichira -tropario teologico e poetico - dell'Aposticha, nei riti bizantini). Solo durante la liturgia di San Basilio si canta invece: "Del tuo mistico convito, o Figlio di Dio, rendimi oggi partecipe, poichè non svelerò il mistero ai tuoi nemici, nè ti darò il bacio di Giuda, ma come il ladrone ti prego: ricordati di me o Signore, nel tuo Regno."
Dopo il triste momento del tradimento, il Triduo Santo entra nel pieno della sua essenza, con il digiuno totale dal male e da ogni forma di cattiveria, durante il post-negru del Vinerea Mare. Gli uffici del Santo e Grande Venerdì (o della sera del Grande Giovedì Santo) sono i più lunghi, per gli ortodossi: 12 brani evangelici, a partire da Gv 13,31 fino all'ultimo, Mt 27, 62-66; e gli Epitàphion Thrènos, lunghi e suggestivi. Dopo l'Ekfónisis, vengono recitati 4 apòsticha stichirà prosòmia, per uscire  con l’Epitàfios (o Epitafion). Anche il Sabato Santo tra gli l'Encomia (elogi funebri) o Thrini (lamentazioni), vengono recitati moltissimi versetti, suddivisi in tre stanze cantate a cori alterni, in modo da poter sostare accanto al letto di morte di Gesù, cioè l'Epitafion circondato di fiori simboleggianti i balsami delle salme e deposto in un tempio del sepolcro, simile agli altari della reposizione occidentali, di fronte al quale ci si prostra due volte fino a terra, per poi rialzarsi, baciare il Vangelo e prostrarsi a terra una terza volta.
Sabato Santo e Domenica (Vespro dell'Amore) è l'icona della Madre a primeggiare. Lei che tra "fiumi di lacrime effonde [la Madre] al monumento ove giaci sepolto; ti grida: Sorgi, perchè l'hai predetto!.... "anche se subisci la croce, tu sei il mio figlio e Dio" (Kontàkion del Venerdì Santo)", poi gioirà insieme a tutti i credenti di fronte all'Anastasi: "Illuminati, illuminati, o nuova Gerusalemme, la Gloria del Signore è sorta sopra di te! Danza ora ed esulta, o Sion, e tu rallegrati, o pura Madre di Dio, nella resurrezione del Figlio tuo!" (Giovanni Damasceno, Ode IX del Canone).
Ognuno dei personaggi, Giuseppe patriarca, le vergini, gli Apostoli, la Madre, vengono addentrati nelle stanze dello Sposo secondo una precisa mistagogia, passo dopo passo, rispettando il proprio essere, rispettando il cammino individuale di ciascuno di essi con un proprio tempo, con un proprio andamento. La liturgia bizantina non ha fretta, sembra non volersi concludere mai. Quando lo Sposo ama, ogni momento trascorso con Lui è eterno e infinito, bellissimo e pieno (pleròma perfetto). Non c'è nessuna fretta che si concluda il rito e la celebrazione. Pasqua arriverà giorno 8 aprile anche qui a Grosseto presso la parrocchia San Giuseppe (Джузеппе) in via Sauro tra cozonac e sarmale rumeni, o pisanky, pashki, kulici ucraini, e  al tradizionale "Kristos voskres" (Cristo è risorto) si replicherà con un esultante "Voistinu voskres" (veramente è risorto!).  L'eternità, nei riti ortodossi poggia un istante, tra canti e profumi, in mezzo alle navate e il popolo si bea di essere parte, frammento, di quell'infinito a-temporale senza pari che nessun'altra liturgia consegna al credente cristiano con altrettanta efficacia e lenta bellezza.

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XB (Христо́с воскре́с! - Cristo è risorto) 


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XB (Христо́с воскре́с! - Cristo è risorto) 


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