sabato 2 aprile 2016




L'INTELLIGENZA AMBIENTALE

La nozione di intelligenza ambientale (in inglese ambient intelligence e in sigla AmI), attualmente riguarda lo scenario nel quale gli uomini vivono circondati da una tecnologia informatica e telematica, ovvero da dispositivi con capacità computazionali e di connessione in rete, che si mettono a loro disposizione in modo non invadente.
Questo concetto è stato sviluppato dall'ISTAG, Information Society Technologies Advisory Group, gruppo di consulenza della direzione generale Società dell'informazione e mezzi di comunicazione della Commissione europea. La prospettiva dell'AmI pone in rilievo le caratteristiche di user-friendliness, il supporto a servizi efficienti e distribuiti, il potenziamento degli utenti e il sostegno alle interazioni umane. Questa visione assume che si verifichi un avanzamento dalla attuale disponibilità di personal computer verso la diffusione di dispositivi di vari generi inseriti in modo non invadente nei nostri ambienti e accessibili attraverso interfacce intelligenti.
Per far diventare l'AmI una realtà sono necessarie svariate tecnologie chiave:
  • hardware non invadente (miniaturizzazione, nanotecnologia, dispositivi intelligenti, sensori ecc.);
  • infrastruttura di comunicazione basata sul Web con componenti fisse e mobili priva di smagliature (dotata di interoperabilità, reti cablate e wireless ecc.);
  • dispositivi di rete largamente distribuiti;
  • interfacce con le quali si possa interagire in modo naturale (agenti intelligenti, interfacce multimodali, modelli di consapevolezza del contesto ecc.);
  • affidabilità e sicurezza (software autoverificante e autocorrettore, tecnologia che assicuri la riservatezza ecc).
In sintesi sono necessari sistemi e tecnologie altamente sensibili, responsivi, interconnessi, contestualizzati, trasparenti e intelligenti.


giovedì 31 marzo 2016

DEBUGGING

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L'errore, il bug, è induviduabile solo dopo che il programma viene collaudato. Solo usandolo, solo in fase di effettiva esecuzione run-time, il bug o il crash, salta fuori. A quel punto bisogna ricontrollare tutto: si fa l'analisi del codice sorgente, si individua il bug, si riprogetta la compilazione e si corregge il malfunzionamento del programma, si testa nuovamente tutto per verificare se la procedura di correzione è stata efficace.
Per facilitare questo compito, esistono dei debugger, software progettati a questo scopo.

Noi siamo debugger di noi stessi?
Siamo in grado di fare autoanalisi, evidenziare un nostro bug, porvi rimedio, ripartire? 
Siamo in grado di mettere in atto processi cognitivi di problem-solving?



mercoledì 30 marzo 2016

CHE COSA SONO, ALLA FINE

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Che cosa sono, alla fine, se non un bambino

compiaciuto del suono del suo nome? e lo ripeto, continuo a ripeterlo;

mi fermo in disparte, a udirlo - non me ne sazio mai. 

Anche per te il tuo nome; 

credevi che non ci fossero altro che due o tre sillabe 

nel suono del tuo nome?



FILASTROCCA DELLE MAESTRE


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Maestra, insegnami il fiore ed il frutto
Col tempo, ti insegnerò tutto

Insegnami fino al profondo dei mari
Ti insegno fin dove tu impari

Insegnami il cielo, più su che si può
Ti insegno fin dove io so

E dove non sai? - Da lì andiamo insieme

Maestra e scolaro, un albero e un seme

Insegno ed imparo, insieme perché
Io insegno se imparo con te.

Bruno Tognolini in "Le filastrocche della Melevisione", Carlo Gallucci Editore, 2011



Q.



martedì 29 marzo 2016


LA COMPETENZA DIGITALE  E L'AMBIENTE



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"La competenza digitale consiste nel saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell'informazione  per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa implica abilità di base nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC): l'uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonchè per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet."


"L'apprendimento avviene attraverso l'azione, l'esplorazione, il contatto con gli oggetti, la natura, l'arte, il territorio, in una dimensione ludica, da intendersi come forma tipica di relazione e di conoscenza."


giovedì 24 marzo 2016

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 07 MARZO 1999

RITRATTI


Mia mamma porta
i pizzichi di sale strofinati sulla gonna.
Porta le tracce
di erba colta e di agnellini.
Porta il fumo
della legna nei capelli

Mio padre porta
le toppe ai pantaloni di velluto.
Porta l’odore
della terra divellata.
Porta le sagome
di orto con le scarpe.

Mia sorella porta
il sapore della gente e dello studio.
Porta il profumo
nei maglioni elaborati.
Porta le scarpe
con il tacco nero.

Rimango solo io
che per costruirmi
mi escludo dagli elenchi
e lascio che qualche altro scavi,
lascio
che sia proprio un figlio
a ritrovare la mia essenza...
... che sia come me con loro,
uno dello stesso sangue,
a disegnarmi.



TINDARA RASI
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                                                                   20 GIUGNO 2003
IL SUONO ZEN DELLA PIOGGIA

–Vento di tempeste,
di nubi che trovano sollievo da quel tango
accoccolandosi tra le ginocchia dei crinali.
– Tuoni
tuoni che rubano parole,
che prendono a schiaffi le corde vocali.
– Lampi
ferite, morsi, che deturpano la notte
– e notte.

Notte che viene amplificata dai rumori
centellinando luci di lampioni,
abrogando luna, stelle, cimiteri astrali,
non lasciandosi forare da colori...

Così mi sento in questo vuoto esistenziale
– perché non prendo sonno
e la mia fronte ribolle di parole giuste da assemblare
– perchè non trovo Zen,
e neanche intrecci, e consuetudini d’amore...
Sbatte un’altra volta l’imposta, la tapparella, la bandiera,
cigola l’aria in attesa di frescura...
poi tutto si congela.

Gocce cicatrizzano vetrate
– quiete:
(tu) giunto sull’argine del letto
(tu) pioggia e Zen di questa notte edace –

– e la mia mente si ristora sul lembo di un guanciale
               – anche là dentro finalmente
               – pace.
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