IO, ROBOT
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Susan Calvin impiegò cinque ore a interrogare i sessantatrè robot. Furono cinque ore di continue ripetizioni; di un susseguirsi di robot uno identico all'altro; di domande A, B, C, D; e di risposte A, B, C, D; di toni di voce sicuramente blandi, il più possibile neutri; e di un registratore nascosto in funzione.
Una volta che ebbe finito, la robopsicologa si senti svuotata d'ogni energia vitale.
Bogert la stava aspettando e la fissò speranzoso quando la donna lasciò cadere con un leggero tonfo la bobina registrata sul ripiano di plastica della scrivania.
Susan Calvin scosse la testa: «Tutti e sessantatrè mi sembrano uguali. Indistinguibili...»
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