domenica 3 dicembre 2017

...AGGRAPPARSI ALLA MATERIA PER SALVARE LA VITA DALLA CANCELLAZIONE...



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Una volta reciso il collegamento con la trascendenza del modo di concepire la vita, la sete d'eterno che nell'uomo è inestinguibile, si sposta necessariamente nella dimensione dell'immanenza e cerca per abbeverarsi fontane che gettino solo concretezza. [...]  Come è perenne la sete, perenne è il tentativo di estinguerla e man mano che s'attenua, diminuisce, muore la speranza in un'altra vita, diventa virulenta la smania di emergere, mettersi in evidenza, uscire dall'ignoto [....]  Ci vediamo qualcosa di profondo e collegato al senso di precarietà che ha invaso la nostra epoca, forse un tentativo inconscio, se non disperato, di salvare qualche frammento della propria vita dalla sua totale insignificanza, da un senso d'inutilità e dall'oblio, trasferendo tutto in un cielo che appare perenne, chiamato Internet, Web.[....] Non si parla della naturale comunicazione che utilizza questi mezzi per uno scambio di notizie e documenti: si tratta della smania che ha assalito direi l'umanità intera che pare morsa dalla tarantola del miraggio di comunicare se stessi, la propria immagine in tutte le pose, i fatti minimi, le cose insignificanti, quasi minuto per minuto, non accorgendosi che si tratta di un'attività illusoria, che però dà la sensazione di essere.  [...] La grande possibilità di comunicare, unita all'immiserirsi di quei valori che un tempo sostenevano la vita e oggi sono disprezzati, il bisogno di arrivare subito e senza fatica, di concretizzare in beni e danaro i talenti, hanno diffuso un'idea aberrante: che non vi sia vita degna d'essere ritenuta tale se non quella che in qualche modo emerge nella considerazione, nel successo, nella posizione preminente che si manifesta nei video e altrove: è visibile. [....]  In questo ambiente la scienza ha offerto mezzi strepitosi [...] ...l'ultima è il selfie, l'autoritratto digitale realizzato con ogni mezzo che la tecnologia mette a disposizione: piccole fotocamere, webcam, tablet o più comunemente l'onnipresente telefonino. Il selfie ha attecchito ovunque: in tutte le classi d'età, in tutti i livelli sociali, in ogni tipo di cultura. [...] La smania di eternarsi (già usava dire da tempo scherzosamente eternare qualcuno per fargli una fotografia) ha abolito il tempo che un giorno si dedicava alla conversazione, alla lettura, al piacere di guardarsi intorno, di guardare il mondo, camminare, interessarsi affettuosamente a chi ci sta o ci passa accanto.
CARLO LAPUCCI
in Toscana Oggi, n°42, pg.18, anno 2017

AZIONI ETICHE o BISOGNI PRIMARI?





La motivazione è la base di ogni apprendimento.
Ma come rafforzarla?
E' facile ottenere tutto con le caramelle, per riflesso istintivo, per soddisfazione di livelli bassi di  motivazione, in un'aula.
Ma il vero apprendimento, per quel che mi riguarda, si acquisisce quando i bambini diventano capaci di automotivazione, quando fanno leva, supportati dall'insegnante, su passione, piacere di fare, desiderio di apprendere, sul salire di livello personale volta dopo volta, su fare azioni etiche per il bene collettivo e non per sfide o per competitività, su essere persone di valore per "esserlo" e non per ottenere dei premi, sul valorizzare il proprio dinamismo, la propria progressione umana, sull'apprendere per il piacere della conoscenza, sul cercare la serenità e non l'approvazione altrui, facendo leva sulle motivazioni "interiori" personali e non su sollecitazioni esterne della maestra che regala contentini.
Mi dissocio da questo tipo di didattica.
Ma so bene, con mio dispiacere, che vince chi adotta questa "metodologia" didattica, piuttosto che la mia!
Ai bambini garbano le caramelle. E garbano le maestre che le danno, non certo quelle che puntano più in alto nei bisogni motivazionali della piramide, lavorando affinchè loro costruiscano davvero il "se" personale di valore ontologico. Noiosità disciplinari, didattiche, non immediate, non divertenti, queste ultime... Meglio avere caramelle.
Purtroppo, aggiungo.
Purtroppo.



Tìndara Rasi
Articolo e ideazione della tematica trattata sono soggetti a Copyright © Tìndara Rasi.
Foto tratta da internet

sabato 2 dicembre 2017

Margaret Price "Lo spazzacamino" Verdi

AVETE VISTO LO SPAZZACAMINO NEL CAMINO?
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"Come si chiama un uomo che vuole abbracciare uno spazzacamino?"
"Un santo" 
Padre Brown

lunedì 27 novembre 2017







NON E' COSI'
SI RIPETE LA STESSA STORIA: CATECHISMO...NON MI E' PERMESSO FARE...

OPERA DI CARITA'

Se hai due soldi, compra il pane con il primo e un fiore con il secondo.
❖ Proverbio giapponese ❖

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domenica 26 novembre 2017

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PATTERN: LA DIDATTICA RICORSIVA
Repetita iuvant


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La didattica ricorsiva fa proprio il ciclo ripetitivo, sempre più ampliato, di stessi concetti- chiave o nuclei tematici. Partendo da uno sfondo integratore unitario, si procede alla riutilizzazione e ripresentazione in chiave sempre più potenziata e rafforzata, di una parola, di una frase, di un concetto, di un’idea, come in una sorta di riflesso infinito o di spirale ricorsiva.
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In un continuo “corri e ricorri”, si impara più velocemente e si ricorda più facilmente. La ricorsione didattica agevola dunque gli apprendimenti e nel contempo rende più simpatica e accattivante una lezione 

didattica. Nella scuola dell’infanzia esistono autosimilarità già note ed usate, come nella filastrocca con ricorsione semantica “C’era una volta un re”, nella quale si ricorre ciclicamente allo stesso concetto; o quella della canzone con ricorsione sintattica “Alla fiera dell’Est” di Branduardi, nella quale si ripresenta la stessa frase iniziale ampliata poi dei vari passaggi semantici ripetuti e sintetizzati in un parola (acqua, fuoco, bastone, cane…). Ma anche il ripetere ciclicamente i passaggi stagionali o riproporre attività già effettuate qualche tempo prima o un anno prima, per completare un progetto avviato ma non concluso, sono ricorsi che si rispecchiano in questa modalità didattica innovativa nella definizione sebbene in nuce già ampiamente adottata da ogni insegnante.
Sono svariati i campi nei quali la ricorsione viene usata, ed è da questi campi che prende spunto la didattica ricorsiva in ambito scolastico.

A livello linguistico, poetico e letterario, il ricorrere di termini aiuta a creare testi coesi, rime, consonanze e dissonanze, allitterazioni con l’uso di una stessa consonante più volte.
Se una parola viene ripetuta all’inizio della frase, sempre la stessa, si parla di anafora. Un esempio di anafora è quello dato da Gianni Rodari nella poesia “Giovannino Perdigiorno”:
Se si ripete una parola alla fine della frase, si parla invece di epifora, come nella canzone “Oh quante belle figlie, Madama Dorè”.
L’epanalessi è la ripetizione di una stessa frase, due volte consecutivamente come un rafforzativo. Per esempio quando si dice: “Piano piano, piano piano”.
L’anadiplosi è la ripetizione di una parola tra la fine di una frase e l’inizio della successiva.

A livello grafico, si ricorda la famosa opera “Mani che disegnano” realizzata nel 1948 da Maurits Cornelis Escher. In essa, due mani sembra che disegnino se stesse, secondo il cosiddetto “effetto Droste”, molto usato anche nell’antichità e nella grafica computerizzata moderna.
Anche i mosaici moreschi dell’Alhambra di stile nazarì, sono ripetizioni grafiche di uno stesso disegno, con colori, linee e forme che si rimandano e si richiamano continuamente.

Altro esempio sono i mandala buddisti. In questo caso si tratta di forme geometriche che ricorrono in tondo ingrandendo o diminuendo il loro volume, oppure di altri disegni e schemi che si ripetono con armonia, in successione.

Lo Spirograph permette di realizzare, tramite tondi dentellati, cerchi e curve in una trama sempre più intersecata e fitta, come nelle intersecazioni ed elaborazioni di concetti, che giungono poi, da uno stadio di iniziale separazione e confusione caotica, ad un insieme graficamente unitario e omogeneo. Tramite le rullette delle epicicloipi e le curve ipotrocoidi, si formano infatti composizioni diverse in base ai cerchi dello Spirograph usato, ma tendenzialmente rituali e composte, fino alla formazione di prodotti grafici molto elaborati e di effetto visivo gradevole.
La stessa cosa avviene con la ripetizione di un concetto, magari trasferito in un altro campo di esperienza o in un’altra disciplina, funzionando da trait-d’iunion e incasellando i saperi in un insieme significativo.

La natura ha esempi illustri di ricorsioni, studiati da matematici illustri come Fibronacci. Si parla di armonia dell’universo, di spirali auree. Gli uragani, alcune forme di fiori con la loro disposizione di petali, le conchiglie del Nautilus, il volo a freccia degli uccelli o a spirale dei rapaci, la forma dei broccoli romaneschi, sono esempi naturali conosciuti.

Gli studi dei frattali e oggi il pensiero computazionale, hanno portato ad una visualizzazione grafica e concettuale di tali schemi logici. Si veda ad esempio la felce frattale di Barnsley, il fiocco di neve di Koch, la spugna di Menger, la curva di Peano, la polvere di Cantor, il triangolo di Sierpiński e il tappeto di Sierpiński, l’autosimilarità nell’insieme di Mandelbrot, l’albero realizzato con Scratch.
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La didattica ricorsiva fa propria questa branca di studi, per rendere meno incasellate le conoscenze e collegarle tra loro. Ripetere gli stessi concetti, le stesse routine mattutine con gli alunni dell’infanzia, serve a fornire sicurezza dal punto di vista emotivo e relazionale, capacità mnemonica, rafforzamento di concetti, e funge da ironica ricapitolazione generale nelle autovalutazioni.
Si tratta di una metodologia della quale già si fa uso, senza la coscienza di applicarla realmente come strategia didattica effettiva e con consapevolezza educativa mirata all’apprendimento. In realtà l’appello la mattina o il cartellone del tempo, il circle-time delle emozioni, lo storytelling dei vissuti esperienziali in un dato momento delle attività curricolari, adottano una strategia ricorsiva ritmata e rituale. Lo stesso procedimento si effettua nel far imparare filastrocche, canzoncine, poesie in rima, dal punto di vista linguistico. Ma altrettanta esplicitazione può essere posta nelle attività di apprendimento progettuali, le quali possono essere proposte col ricorrere a ripetizioni linguistiche o a ripetizioni di giochi o di attività in modo volutamente intenzionale.
Questa modalità didattica è stata sistematizzata e definita solo ultimamente, in seguito agli studi di retorica e narratologia commisti al pensiero computazionale di recente introduzione in ambito scolastico.

Articolo, attività didattica, foto,  e ideazione della tematica trattata sono soggetti a Copyright © Tìndara Rasi